Grounding e scarpette rosse - DONNEXSTRADA
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Grounding e scarpette rosse

Il corpo è casa, tempio, rifugio, dimora, architettura dove la nostra epidermide stabilisce il confine tra esterno e interno, i sensi sono le nostre finestre sul mondo, i piedi le fondamenta sulle quali si costruisce la nostra identità, e disconnettersi dal corpo vuol dire fluttuare nell’esistenza sprovvisti di senso di appartenenza e privati di connessione e relazione. Questa immagine del corpo inteso come la nostra casa più preziosa e l’attenzione dedicata alla parte più bassa del corpo, i piedi, che riportano ad una dimensione più selvaggia, istintiva e autentica, mi ricorda un libro prezioso di Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi.

In questo saggio l’autrice, analista junghiana, sottolinea la necessità di recuperare l’istintualità della donna contemporanea iper addomesticata, soffocata, incanalata in uno stereotipo di rigida sottomissione nonostante apparentemente sembri emancipata e libera. Rifacendosi al racconto di una favola in cui ad una bambina vengono tolte le sue scarpette rosse, Pinkola Estés scrive:

«La perdita delle scarpette rosse fatte a mano rappresenta la perdita dell’esistenza prescelta e della vitalità appassionata, e l’accettazione di una vita troppo addomesticata. Ciò comporta una perdita della percezione precisa, e quindi la perdita dei piedi, la piattaforma su cui siamo erette, la nostra base, la parte profonda della natura istintuale che sostiene la nostra libertà» (Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi, 1993, p. 219).

Le scarpe sono una metafora della protezione e della difesa di ciò che ci tiene dignitosamente erette, e della possibilità che ci danno i nostri piedi di essere libere e di poterci muovere, di essere ferme nelle nostre convinzioni. Il rosso rimanda ad antiche culture matriarcali in India, Egitto, Turchia e parte dell’Asia nelle quali si usava donare alle giovani donne dei pigmenti rossi, come l’hennè, con i quali si tingevano i piedi durante riti di passaggio come il menarca che celebrava il passaggio dall’infanzia alla capacità di portare in grembo la vita, il potere sessuale che l’accompagna e tutti i poteri femminili secondari. Tutte le fasi della cerimonia erano caratterizzate dalla presenza del sangue che rimandava alla mestruazione, al parto, all’aborto e che scivolava giù ai piedi. Il rosso vibrante delle scarpette fatte a mano dalla bambina sarà perduto quando saranno bruciate ed è a questo punto che emergerà un’ossessione tossica per un altro rosso, privo di anima e di senso. “ Le scarpette rosse bruciano fino a ridursi in cenere quando agiamo in modi che umiliano la nostra vita, indebolendo la nostra visione, spezzando le ossa dello spirito… .e un gran pallore si diffonde allora sulla vita, la donna rivuole la sua profondità, le sue scarpette rosse e la gioia selvaggia che rappresentano e che è stata bruciata nel fuoco del disuso, o della svalutazione del proprio lavoro, oppure nelle fiamme del silenzio autoimposto…troppe donne, affamate di incoraggiamento e sostegno, ricolme di rassegnazione, hanno poggiato la penna, rinchiuso le parole, spento il canto, arrotolato la tela e giurato di non toccarli mai più. E la loro esistenza si riduce in cenere. Molti sono gli anni passati nel non andare, non muoversi, non apprendere, non scoprire, non ottenere, non prendere, non diventare” (ibid. pag 225).

Se penso ai piedi, alle radici, alla verticalità come adultità non tradita, il collegamento al concetto di grounding è immediato.

Alexander Lowen introduce il concetto di grounding, uno dei principi cardine della Bioenergetica insieme al respiro, come capacità di reggersi sulle proprie gambe,

capacità di essere nel mondo in maniera più adulta e responsabile, capacità di abbassare il proprio baricentro riducendo, in tal modo, il ricorso alle illusioni che falsificano il rapporto con la realtà e che spesso diventano vere ossessioni e dipendenze. Dunque grounding significa consapevolezza profonda del nostro essere nel mondo, in maniera decisa e sicura, ma anche fluida e aggraziata. La corporeità ci regala la stabilità necessaria per gestire la dimensione mentale ed emotiva.

Grounding e respirazione 

Il grounding si basa sul presupposto che il trauma, fisico e psichico, riduca la capacità di contatto con la realtà e strutturi un ritiro, anche a livello corporeo. Nella favola questo ritiro è simboleggiato dal vorticoso volteggiare della bambina lontano dalla vita, proprio come accade nella dipendenza ( dalla sostanza, dall’alcool o da un uomo violento) che conduce ad una grande spossatezza. Questo ritiro, che corrisponde ad una perdita di radicamento a terra, produce una ridotta capacità di stare nella realtà e un aumento di identificazione con i propri pensieri e le proprie illusioni e si esplica in una ridotta vitalità della persona.

«Nel linguaggio del corpo avere i piedi per terra significa essere in contatto con la realtà; significa che la persona non opera sotto l’influsso di una illusione. In senso letterale tutti hanno i piedi per terra, in senso energetico però le cose non stanno sempre così. […] In alcune situazioni l’energia viene ritirata dai piedi e dalle gambe e si dirige verso l’alto, verso la testa. Questo spostamento dell’energia produce uno stato dissociato tra la mente e il corpo» (Lowen, Bioenergetica, 2014, p. 162).

Questo spostamento dell’energia verso l’alto è tipico della cultura occidentale, in cui vince la tendenza ad identificarsi con le funzioni cognitive e ad allontanarsi dagli aspetti emotivi e viscerali dell’esperienza. Molti dei sintomi che troviamo più frequenti – stress, ansia, confusione – possono essere ricondotti proprio a questa mancanza di integrazione tra le funzioni psichiche e corporee. Allontanandoci sempre di più dal corpo costruiamo situazioni e relazioni in cui sistematicamente ci sfidiamo e ci mettiamo sotto stress, senza permetterci di sentire di cosa realmente abbiamo bisogno. Essere grounded significa sapere chi siamo e dove siamo. Essere legati con le basilari realtà della vita, che sono il corpo, la sessualità, le persone che ci circondano.

Non è un caso che Lowen rimanga colpito da un saggio di Mabel Elsworth Todd del 1937, The thinking body, in cui l’autore scrive:

«L’uomo si è fatto assorbire dalle parti superiori del corpo nel perseguire mete intellettuali e nello sviluppo di abilità manuali o verbali. Questo, oltre a false teorie sull’aspetto o la salute, ha trasferito il suo senso di potenza dalla base alla sommità della sua struttura. Usando così la parte superiore del corpo per fini di potere, ha stravolto le funzioni naturali dell’animale e ha in gran parte perso sia le acute facoltà sensoriali dell’animale sia il controllo del potere accentrato nei muscoli lombari e pelvici» (Lowen, Espansione ed integrazione del corpo in bioenergetica,1979, p. 23). Dunque il grounding aiuta la persona ad identificarsi con la propria natura animale. La metà inferiore del corpo, infatti, nelle sue funzioni di locomozione, defecazione e sessualità è molto più simile a quella di un animale rispetto alla metà superiore in cui si esplicano le funzioni cognitive. È nella metà inferiore che le funzioni sono più istintive e meno soggette al controllo consapevole; ma proprio in questa natura animale risiedono le qualità di ritmo e grazia. Spingersi in alto significa irrigidirsi, perdere ritmo e grazia mentre abbassare il centro di gravità e sentirsi più vicini al

suolo aumenta il nostro senso di sicurezza. Si tratta di un processo che ci ancora alla terra e ci apre al mondo, ci radica qui e ora e ci connette all’ambiente esterno in maniera profonda e globale. È un processo che si muove come un’onda, come un fluire di contrazione ed espansione, come una danza tra polarità. Lowen dice: «Ci si sente grounded quando l’onda di eccitazione, raggiunto il suolo, inverte la propria direzione e rifluisce verso l’alto, quasi che la terra ci spinga a sostenerci. Con questo sostegno possiamo mantenere coscientemente la nostra posizione» (Lowen, La spiritualità del corpo, 1991, p. 92).

Questo fluire di contrazione ed espansione può essere percepito come un’onda di eccitazione che avanza con il respiro e si muove lungo l’asse verticale che collega la testa ai piedi, mobilizzando la spina dorsale e seguendo una cadenza che coinvolge i tre distretti del corpo, testa, torace e bacino che esprimono le parti fondamentali della personalità: attraverso la testa si esprime il pensiero autocosciente, capace di fornire visioni d’insieme e soluzioni; attraverso il torace si esprime la dimensione affettivo-relazionale, capace di connettere e legare, collegata al piacere di amare e di essere amati; la dimensione istintuale si esprime attraverso il bacino, è collegata al piacere di essere vivi e di agire ed è deputata alla sopravvivenza e all’equilibrio fisiologico. Tale dimensione istintuale riguarda la nostra parte più bassa e in bioenergetica più ci lasciamo scendere più impariamo a respirare profondamente. Ma la discesa, scendere nelle proprie gambe respirando profondamente, può fare paura, può risvegliare il timore di cadere, che solitamente reprimiamo. Inconsciamente ci “teniamo su” di continuo: abbiamo imparato ad associare all’esperienza dello “scendere” le qualità connesse alla “caduta”, cioè sensazioni di debolezza, vulnerabilità, mancanza di sostegno, solitudine, umiliazione. Le nostre tensioni muscolari ci mantengono rigidi e ci danno l’illusione di essere forti, mentre in realtà ci rendono insensibili e ci privano della possibilità di fare contatto con il terreno e con la nostra realtà, impedendo l’unica esperienza che realmente ci può fornire il sostegno e la sicurezza di cui abbiamo bisogno per muoverci nel mondo come esseri radicati e connessi, liberi di respirare, di sentire e di protenderci verso il piacere.

In noi esiste un istinto a tornare, a raggiungere il posto che ricordiamo, ma dov’è casa?, si chiede Estés. È un posto interiore dove ci si sente integri, casa è l’antica vita istintuale che si muove agevolmente. Si tratta di valutare la lucentezza degli occhi, il vibrare dell’umore, la vitalità dei sensi. Essenziale è ciò che rinvigorisce l’equilibrio. Quella è casa.

Lowen, A. (2014). Bioenergetica (ristampa). Milano: Feltrinelli.

Lowen, A. (1991). La spiritualità del corpo. Roma: Astrolabio.

Lowen, A. & Lowen, L. (1979). Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica. Roma: Astrolabio.

Pinkola Estès, C. (1993). Donne che corrono coi lupi. Segrate (MI): Frassinelli.

Psicoterapeuta Bioenergetica

Ilaria Tortora

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